Nell’autunno del 2018 la montagna del bellunese (e non solo) è stata messa a dura prova da una tempesta devastante che ne ha segnato il territorio. La tempesta Vaia, così è stata chiamata, nasce da una forte perturbazione atlantica che porta sulla regione violente piogge a partire dal 26 ottobre 2018. A peggiorare le cose si aggiunge un vento di scirocco con raffiche che raggiungono i 200 km orari per periodi prolungati di tempo provocando la devastazione di milioni di alberi con conseguente distruzione di migliaia di ettari di foreste alpine. Un evento che ha profondamente segnato i territori e le comunità montane, il cui tentativo di rinascita ci viene raccontato dal regista Dimitri Feltrin nel suo film-documentario La voce del bosco, in programma al cinema Turroni venerdì 29 novembre alle ore 21 in compagnia dello stesso regista.

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Gli alberi dell'agordino

Un viaggio alla scoperta degli alberi

La voce del bosco nasce come sodalizio artistico tra il regista trevigiano Dimitri Feltrin e la celebre artigiana e fisarmonicista Francesca Gallo che, da protagonista dell’opera, ci accompagna in un viaggio alla scoperta degli alberi e della cultura agordina fatta di musica, danze e antichi mestieri.

Il trailer de La voce del Bosco

La voce del bosco è un vero e proprio viaggio alla scoperta delle donne e degli uomini che in quelle terre hanno scelto non solo di fissare la propria dimora e di radicare la propria esistenza, ma anche di coltivarne i mestieri, di valorizzarne la cultura, di rigenerarne le tradizioni.

Tita e la maschera lignea
Tita alle prese con la produzione di una maschera lignea

I protagonisti del film

Tra coloro che danno vita alla comunità montana agordina c’è Attilio, sapiente artigiano del legno, che con le travi recuperate dei tabià di Cogul del XVI secolo realizza piccole ma incredibili sculture. C’è Paolo, giovane e vivace liutaio, che ha scelto di svolgere la propria attività nella pace di Garès. E poi ci sono Antonia, che ha riscoperto l’arte della filatura e della tessitura e la trasmette alle giovani donne agordine; il Tita, che scava il legno fino a ricavarne gli “Olt da Riva”, le grottesche maschere in legno da sfoggiare a carnevale. C’è Dunio, il celebre muralista che narra nelle sue opere le storie della vallata; c’è Sara, giovane ricercatrice che indaga il rapporto tra letteratura e montagna. E c’è anche Mayra, che ha voluto mantenere il pascolo del nonno, scontrandosi con le quotidiane difficoltà della vita in montagna.

Attilio e le sue sculture di legno antico
Attilio e le sue sculture di legno antico

Vecchi e giovani, donne e uomini, tutti con storie diverse da portarsi dietro, ma tutti che si muovono ai margini del bosco e che ogni giorno lo vivono e ne ascoltano la voce. Quella voce che sgorga, gioiosa e malinconica, affascinante e inquietante, dall’opera di donne e uomini che continuano a legarsi tra di loro in forma di comunità. Quella stessa comunità che si manifesta, vitale e unita, durante la Zinghenesta, il carnevale che anima le strade e le piazze di Falcade e Canale d’Agordo.

A Canale d'Agordo si celebra la Zinghenesta Scaled
A Canale d’Agordo si celebra la Zinghénesta

Il racconto ci porta tra le valli, lungo i sentieri, sull’orlo dei dirupi, nei borghi abitati da poche decine di abitanti, al cospetto di alberi sconosciuti ai più, ma carichi di valori simbolici, storici e affettivi. Con Francesca, ascolteremo il bosco e scopriremo i suoi alberi, quelli che cantano. Ammireremo il ritratto delicato, poetico, del mondo dolomitico Agordino e più in generale della montagna bellunese: viva, dignitosa, laboriosa, burbera e saggia. Osservando le montagne, tenteremo di ascoltare e comprendere La Voce del Bosco.

La voce del bosco, penultimo appuntamento della rassegna Cineforum Mon Amour, sarà proiettato in presenza del regista Dimitri Feltrin venerdì 29 novembre 2019 alle 21 al cinema Turroni di Oderzo. L’ingresso è riservato ai soci muniti di tessera 2019/20 e garantito fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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