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venerdì 12 Giugno 2026 ore 21.00

Kalimbata

Trio Kalimbata in concerto
Concerto all'aperto nel giardino del Cinema Turroni, ingresso libero.
Con l'osteria itinerante Nonna Lille dalle 19:30.

In caso di maltempo l'evento si terrà all'interno del cinema.

Luigi Vitale – vibrafono, balafon, kalimba, steel drum, percussioni
Gianpaolo Rinaldi – organo hammond, sintetizzatore
Luca Colussi – batteria e percussioni

La Kalimba, il vibrafono, il balafon (un particolare tipo di xilofono africano caratterizzato da una distorsione naturale molto affascinante), l’organo hammond con i suoi bassi viscerali, una miriade di percussioni: sono queste alcune delle alchimie timbriche che condiscono ritmiche dal sapore afro jazz e tribale. Luigi Vitale, Gianpaolo Rinaldi e Luca Colussi orientano infatti in questa esperienza le proprie ricerche sulla cultura musicale africana in un risultato che è filologico e innovativo allo stesso tempo. All’inizio del 2024, i tre producono il primo disco intitolato Kalimbata, prodotto dalla prestigiosa etichetta Artesuono di Stefano Amerio, che vede per altro la partecipazione di alcuni dei più significativi musicisti del Friuli Venezia Giulia quali Francesco Bearzatti, Massimo De Mattia, Daniele D’Agaro, Mirko Cisilino e Denis Biason. Un viaggio nelle sonorità del continente nero ricco di contaminazioni e di una travolgente carica ritmica.

Luigi Vitale

Figlio dʼarte, fin da piccolo resta affascinato dalla musica jazz ascoltando numerosi dischi della collezione paterna. Allʼetà di dodici anni inizia a studiare la batteria seguito dal padre e dopo un anno viene ammesso al Conservatorio di Salerno dove a 20 anni si diploma con il massimo dei voti in strumenti a percussione con il M° Carlo Di Blasi. Partecipa dal ʻ98 in poi a diversi seminari di perfezionamento per vibrafono e marimba tenuti da David Friedman, Dave Samuels, Ed Saindon e Saverio Tasca.

Ha suonato in numerose rassegne e festival sia in Italia che all’estero con importanti musicisti del panorama jazzistico tra i quali: Luis Agudo, Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Roberto Martinelli, Tino Tracanna, Pietro Tonolo, Attilio Zanchi, Aldo Vigorito, Stefano Senni, Julian Oliver Mazzariello, Dario e Alfonso Deidda, Marco Brioschi, U.T.Gandhi, Daniele DʼAgaro, Bruno Cesselli, Massimo De Mattia, Saverio Tasca, Dave Samuels, Giovanni Maier, Luciano Caruso, Francesco Bearzatti, Romano Todesco, Denis Biason, Zlatko Kaucic, Bostjan Simon e molti altri. In ambito teatrale e orchestrale ha collaborato con: Teatro dellʼOpera di Roma, Camerata strumentale Città di Prato, Orchestra Sinfonica del Friuli Venezia Giulia, Teatro La Fenice di Venezia, Orchestra e Coro San Marco di Pordenone, regista Paolo Castagna, l’attore Sandro Buzzatti. Nel 2004 è vincitore assoluto del Premio Massimo Urbani e Premio del Pubblico come giovane talento del jazz italiano. Nel 2009 si laurea in Jazz con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio di Castelfranco Veneto con il M° Pietro Tonolo e nel 2011 consegue lʼabilitazione A077 per lʼinsegnamento delle Percussioni. Ha partecipato alla realizzazione di circa 50 incisioni discografiche e scrive e arrangia musica per varie formazioni.

È docente a tempo indeterminato di Percussioni e Musica d’insieme presso il Liceo Musicale “G. Marconi” di Conegliano dove conduce anche Laboratori di Jazz all’interno dei percorsi extracurriculari attivati dal Ministero su specifici bandi e Laboratori legati all’accompagnamento di film muti in collaborazione con Cinemazero di Pordenone. Inoltre è attivo sulla scena jazzistica con varie formazioni che vanno dal jazz classico, alla musica sperimentale e di ricerca collaborando con i musicisti più rappresentativi del nord est italiano e della Slovenia.

Nel settembre del 2023 partecipa ad una residenza artistica prodotta da Insulae Lab a Berchidda con il progetto AES insieme a Daniele D’Agaro, Enrico Terragnole, Valeria Sturba, Camillo Prosdocimo e Alan Gunga Purves. Dirige la Banda di Cison di Valmarino dal 2016 e la Righèa Big Band dal 2022. È il Presidente dell’Associazione Culturale Jazz Alta Marca nata nel 2023 con cui organizza eventi e rassegne tra cui Suoni per Revine Lago. È membro della Zerorchestra (ensemble che si occupa di musicare film muti) di Pordenone dal 2012.

Gianpaolo Rinaldi

Gianpaolo Rinaldi è un pianista, hammondista, tastierista e compositore friulano attivo sulla scena jazzistica italiana, grazie ad un percorso professionale che lo vede presente come side man e band leader al fianco di alcuni tra i più significativi musicisti del territorio e forte di importanti collaborazioni con artisti di caratura nazionale ed internazionale.
Ha infatti suonato o prodotto musica con artisti quali Francesco Bearzatti; Pietro Tonolo, Alfonso Deidda, Sandro Gibellini; Mauro Negri, Mauro Beggio, Marco Tamburini, Stefano Bagnoli, Matteo Sabattini, Marco Micheli e moltissimi altri.
Si è esibito in Italia, Stati Uniti, Canada; Olanda, Svizzera, Germania, Slovenia, Croazia, Austria, Inghilterra ed in importanti teatri e festival nazionali ed esteri.

Sono inoltre numerose le uscite discografiche alle quali ha preso parte: in particolare due dischi all’attivo con il trio che porta il suo nome dove il pianista propone musiche di sua composizione.

Nell’inverno del 2018 esce infatti “Suspension”, il primo lavoro di questa formazione, dedicato al funambolo Philippe Petit, che viene presentato in numerosi importanti festival italiani, mentre nella primavera del 2022 ha pubblicato il secondo disco intitolato “Sapiens doesn’t mean Sapiens”, ispirato agli scritti di Yuval Noah Harari circa l’evoluzione umana, i suoi miracoli e le sue contraddizioni.

Luca Colussi

Luca Colussi batterista e insegnante attivo nella scena jazz italiana. La sua carriera abbraccia collaborazioni con stimati artisti del circuito jazzistico europeo e americano.

Ha collaborato con importanti musicisti jazz suonando in Europa e America:
Randy Brecker, Kurt Elling, Steve Grossman, Oliver Lake, David Liebman, Don Menza, James Thompson, Klaus Gesing, Michael Rosen, Francois Houle, Samuel Blaser, David Linx, Andy Gravish, Amir Elsaffar, Uli Beckerhoff, Mike Applebaum, Scott Steen Robert Bonisolo, Jure Pukl, Julian Siegel, Jack Walrath, Marc Abrams, Yuri Goloubev, Janek Gwizdala, Hadrien Feraud, John Taylor, Norma Winston, Débo Ray, Shawn Monterio, Barry Finnerty Tim Miller, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Mario Brunello, Roberto Ottaviano, Max Ionata, Pietro Tonolo, Maurizio Giammarco, Francesco Bearzatti, Nicola Fazzini, Mauro Negri, Michele Polga, Marcello Alulli, Alfonso Deidda, Dan Kinzelman, Mirko Guerrini, Nico Gori, Marco Taburini, Ares Tavolazzi, Paolino dalla Porta, Franco Cerri, Antonio Onorato, XY Quartet Discografia:

Luca Colussi ha una discografia che comprende 120 dischi, tra cui due pubblicati a suo nome:

  • ”Segni in Trio” – con sue composizioni originali.
  • ”A Journey in Motian” – Un omaggio alle composizioni di Paul Motian.

Insegna batteria jazz presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto e Udine.

Il balafon

Il Balafon è uno strumento musicale caratteristico dell’Africa Occidentale sub-sahariana: si tratta di uno xilofono generalmente pentatonico, a volte diatonico. I popoli Susu e Malinké sono strettamente legati alla storia ed all’uso di questo strumento, così come il popolo Malinke del Mali, Senegal e Gambia.

È composto da una struttura di base in fasce di legno o in bambù in cui, sotto, vengono posizionate orizzontalmente le zucche (calebasse) che fungono da cassa di risonanza, il cui numero può variare ma che generalmente si aggira intorno alla dozzina. Le zucche vengono forate e rivestite di sottili membrane che, una volta, erano costituite da tele di ragno o ali di pipistrello, ma attualmente viene moto utilizzata la carta per rivestire il tabacco delle sigarette o una sottile pellicola di plastica.
Al di sopra delle zucche si trovano i tasti, fatti di legno, di forma rettangolare posizionati in maniera decrescente.
Quelli più piccoli producono i suoni più acuti. Il numero di tasti varia in base alla dimensione dello strumento. Il balafon diatonico presenta tasti più spessi ma meno larghi proprio perché deve fornire note più alte.

Il nome balafon deriva dalla lingua mandinka (balan è il nome e fo è il verbo suonare). In altre lingue è chiamato bala, balagi, giyl o palaku. La sua caratteristica è che la cassa di risonanza, posta al di sotto di un gruppo di fasce di legno o di bambù, è composta da una serie di zucche svuotate (calabasse) di diverse dimensioni. Le zucche vengono perforate e i fori ricoperti con delle sottili membrane, originariamente con la tela di una particolare specie di ragno o con ali di pipistrello, poi con cartine di sigaretta e solo recentemente con pellicola di plastica. I”tasti”, che in alcune zone sono ricavati da un particolare albero che è chiamato”nufiaram” che significa buon suono, vengono poi percossi da bacchette di legno, ricoperte con pelle di capra o caucciù.
Normalmente i balafon sono accordati su scala pentatonica (5 note), sebbene alcuni anche in scala diatonica (7 note).

Il balafon è molto simile ad uno strumento della tradizione sud americana, la marimba, tanto che alcuni studiosi fanno risalire lo strumento del nuovo continente all’arrivo degli schiavi africani (per dovere di cronaca, altri studiosi sostengono invece che i due strumenti si siano invece sviluppati indipendentemente nelle rispettive aree).

Il trio afro jazz Kalimbata, Gianpaolo Rinaldi, Luigi Vitale, Luca Colussi Trio Kalimbata in concertoTrio Kalimbata in concertoTrio Kalimbata in concerto