Credo che dalle nostre parti non si conosca abbastanza quell’irlandese classe 1972 di John Carney. Irrompe sulla scena mondiale nel 2007 con Once (Una volta) riuscendo con un gruppo di amici a mettere in piedi un film memorabile capace di vincere un Oscar come miglior canzone: una di quelle storie che dovrebbero fare la felicità di giornalisti e addetti al settore, per quanto si presti ad incarnare la favola di chi, solo grazie al suo talento, riesce ad affermarsi in un settore tanto proibitivo come il cinema.

D’accordo, negli anni successivi, un improbabile alieno in tuta di lattice rossa e un triangolo amoroso tra escursionisti, non hanno di certo aiutato, ma le ultime due fatiche del nostro John dovrebbero comunque riservargli un posticino al caldo, nel pantheon di chi, cinematograficamente parlando, qualcosa da dire ce l’ha eccome!

Once e la forza del talento

Del già citato Once, preferisco tralasciare la premiata Falling Slowly per concentrarmi sulla sequenza che vede protagonista If you want me di Markéta Irglová. Questa, terminato il turno di lavoro, riordina gli appunti, mette le cuffiette e si ascolta la base che Glen Hansard le ha donato, in quanto incapace di trovare le parole giuste per trasformare quella melodia in una canzone. La passeggiata per il rientro a casa della dolce Markéta si trasforma in un elegante preghiera alla ricerca dell’amore perduto.

If you want me – Markéta Irglová

Un quasi piano sequenza, le luci calde dei lampioni nelle strade di Dublino, una base grezza e la voce di Markéta sono sufficienti a trasformare una scena “povera” in qualcosa di magico. Basta così poco a far nascere una canzone? Si, se hai del talento.

Begin Again e “mostrare” il “sentire”

Inizia il film e noi vediamo Greta (Keira Knightly) suonare una delicata canzone alla chitarra tra l’indifferenza generale di un pub newyorkese, se non fosse per un estasiato Dan (Mark Ruffalo), in piedi con un sorriso ebete stampato in faccia, tra la folla del locale. Da qui, gli eventi tornano indietro di qualche ora e capiamo che Dan è un produttore discografico ormai alla frutta che cerca di barcamenarsi tra diversi problemi lavorativi e familiari. Al bar ci arriverà solo dopo una giornataccia, a tarda notte, e la sua visione sarà così esaltante, non solo per qualche bicchiere di troppo, ma soprattutto per una sua capacità di cogliere l’essenza di una canzone. Dan riesce infatti a capirne le potenzialità e mentalmente aggiungere quegli elementi in grado di valorizzarla e confezionarla come una vera hit.

Una trovata registica interessante ed efficace riesce a “mostrarci” quello che Dan riesce a “sentire” a differenza degli altri clienti del locale. Una canzone nasce anche così, come una gemma rara che viene ripulita, lucidata e infine diviene uno splendido gioiello.

Sing street e la musica come mezzo di conquista

Siamo nuovamente a Dublino, negli anni 80, e i protagonisti di questa storia sono degli adolescenti che mettono in piedi una band, esplorando le influenze del periodo e dando così sfogo a quelle emozioni che pervadono chi si trova in quel magico periodo di raccordo tra infanzia ed età adulta. A dire il vero, a spingere i ragazzi, ed in particolare Conor “Cosmo” (Ferdia Walsh-Peelo) a mettere in piedi una band, è il voler fare colpo su una “modella” bella e misteriosa: Raphina (Lucy Boynton). Conor, per avvicinarsi a Raphina, la invita a partecipare al video di uno dei suoi pezzi, senza avere né un gruppo né tantomeno un brano. Di necessità virtù, l’amore spinge i nostri protagonisti a scrivere della musica propria. The riddle of the model, ovvero L’enigna della modella è il loro primo inedito.

Ancora una volta, John Carney ci mostra cosa spinga a scrivere canzoni e quali sviluppi possa avere questo processo creativo.

Le colonne sonore originali dei suoi film sono strepitose e gli spunti potrebbero essere molti di più. Ecco quindi un buon motivo per recuperare i lavori di questo grande regista, capace di trasmettere l’energia del “fare” musica, non limitandosi a farci ascoltare semplici canzoni, ma accompagnandoci ad assistere alla genesi ed evoluzione di un brano, per apprezzarne ancor di più il suo valore.

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