giovedì 01 Dicembre 2022 ore 21.00

Angels wear white

di Vivian Qu
Cina - 2017
con Wen Qi, Zhou Meijun, Shi Ke, Geng Le, Liu Weiwei, Peng Jing
Angels Wear White
V.O. con sottotitoli in italiano. Presentato in concorso a Venezia 74 e non distribuito in Italia.

Quattro anni dopo l’esordio (Trap Street), Vivian Qu continua la sua riflessione sui limiti (non solo morali, o etici) del cinema e dello sguardo. Questa volta la storia è incentrata su due ragazzine, vittime di violenza sessuale da parte di un potente uomo di mezza età, e sulla giovane receptionist dell’albergo dove è avvenuto il terribile atto.

Mia (Wen Qi), che lavora in quell’albergo ma è minorenne e senza documenti è l’unica testimone di quanto avvenuto: non sa, di preciso, che cosa è avvenuto in quella stanza ma sa – perché le telecamere al piano lo hanno ripreso – che quell’uomo è entrato lì dentro, da loro. Dopo due giorni, però, quella registrazione viene sovrascritta dal sistema. Che cosa fare, ora? Dire la verità su quanto avvenuto e rischiare di perdere il posto o rinchiudersi in un più rassicurante “non ho visto nulla”?

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Vivian Qu, che apre il tutto mostrandoci, dal basso, una gigantesca statua di Marilyn Monroe nella celebre posa di Quando la moglie è in vacanza (attrazione sul lungomare della cittadina balneare dove è ambientata la vicenda), e che chiude il racconto facendoci vedere lo smantellamento della stessa, sradicata e portata via sul rimorchio di un camion, realizza un film doloroso e (im)potente, che riflette sul dramma dell’infanzia negata e sulla censura come modus pensandi (e operandi) di un intero paese, che preferisce tutelare il potere piuttosto che provare a tutelare la dignità (e la vita) delle giovanissime generazioni.

Nessuno è esente da colpe, a ben vedere: perché le due bambine, quella sera, erano sole con quell’uomo? Dov’erano i genitori? E, soprattutto, in che modo ci si rapporta di fronte ad un terribile abuso subito come quello? Vivian Qu non giudica, lascia che il film respiri di vita propria, assecondando i ritmi dell’anima.

Ma, al tempo stesso, non si nasconde e ci obbliga a confrontarci (pur senza mai mostrare l’atto della violenza) con lo strazio e l’insicurezza, il sopruso e lo scippo della verginità: temi che, a quanto pare, le istituzioni preferiscono non affrontare, ma sotterrare sotto la sabbia di un litorale sovrastato dalle cosce e dalle mutande bianche di Marilyn.

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